Agricoltura, incontro alla Camera dei Deputati tra Alternativa Libera e l’Associazione Canapa e Filiera

di Giuseppe Grifeo · Pubblicato · Aggiornato

Settore ancora fluido quello della canapa industriale italiana e gli incontri si susseguono per dare impulso a nuove proposte, per organizzare i produttori e rendere fattivo il lavoro in Parlamento. Da qui, il 18 ottobre,  l’incontro alla Camera dei Deputati tra Alternativa Libera e l’Associazione Canapa e Filiera. La formazione politica “ha avviato un dialogo costruttivo con l’associazione “Canapa e filiera” sulle opportunità di promozione della coltivazione della canapa in Italia, come volano di rilancio dell’economia agraria, e non solo, del nostro Paese”. “È ferma convinzione di Alternativa Libera che lo sviluppo dell’intera filiera della canapa possa generare concrete possibilità di rilancio dell’agricoltura nazionale – continua il comunicato – con benefiche ricadute occupazionali, soprattutto per i giovani, in molte aree del nostro Paese, specialmente quelle del Mezzogiorno, che attualmente risultano economicamente depresse. La coltivazione della canapa può essere concepita come risorsa rinnovabile per un’agricoltura naturale e innovativa perché fornisce un aiuto efficace al contrasto dell’inquinamento ambientale, riduce i costi energetici e difende la biodiversità. In più è una occasione di sviluppo per le imprese di altri settori”. “La canapa infatti è una materia prima estremamente versatile è può essere utilizzata in molteplici campi – scrive Alternativa Libera – dalle fibre alla carta; dai biocarburanti all’edilizia; dalla pacciamatura alle materie plastiche, dal cordame all’alimentazione zootecnica fino alle bonifiche. Senza dimenticare gli usi farmaceutici, cosmetici, alimentari e terapeutici. Nell’incontro che si è svolto il 18 ottobre presso la Camera dei Deputati con il presidente dell’associazione ‘Canapa e filiera’, dottor Antonino Chiaramonte, da anni impegnato nell’opera di promozione e attivazione di filiere nel rispetto dei territori e delle tipicità che li identificano, e il segretario, Carmela Servino, sono stati messi a fuoco alcuni aspetti che rappresentano priorità per il rilancio del settore, che a sua volta è un punto importante del programma politico di Alternativa Libera”. 

 

Questi i cardini d’azione messi a fuoco nell’incontro:

  • spingere per l’innalzamento del limite di Thc consentito dall’Unione Europea per la produzione di canapa industriale e alimentare. La concentrazione di tetraidrocannabinolo, l’agente psicotropo della cannabis, ma anche la sostanza che rende la pianta più resistente agli attacchi di insetti e microrganismi, dipende dalle condizioni climatiche in cui viene fatta crescere la pianta, soprattutto dalla sua esposizione alla luce. Il clima e il livello di insolazione in Italia fanno salire il livello di Thc e questo mette fuori gioco sul mercato europeo la nostra canapa;
  • destinare opportuni fondi per creare una vera e propria filiera (in particolare per la coltivazione, il ritiro e la trasformazione in loco);
  • favorire in particolare sinergie tra la coltivazione della canapa e il recupero dei grani antichi;
  • eliminare disposizioni che, di fatto, impongono l’importazione e ostacolano la produzione interna, sia di semi sia di prodotti semilavorati e prodotti finiti;
  • perseguire l’obiettivo di diventare completamente autonomi attraverso la produzione di semi italiani;
  • rendere più facile e snella la possibilità di avviare colture sperimentali e aumentare i poli sementieri;
  • promuovere la realizzazione d’impianti di trasformazione con l’obiettivo di arrivare ad averne uno per regione entro dieci anni;
  • creare percorsi divulgativi e informativi, che siano anche di sostegno all’attività agricola.

Canapicoltura in Italia, primo bilancio di settembre 2017 con rese in forte calo per i periodi di siccità

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Estate molto calda, prolungata assenza di piogge, fattori ambientali pesanti hanno inciso profondamente nella gestione dei campi a canapa e nello sviluppo delle piante. Per la Canapicoltura in Italia, primo bilancio di settembre 2017 con rese in calo per la siccità trascorsa. Molti agricoltori non hanno neppure trebbiato. Ovviamente ci sono state differenziazioni fra le regioni.

Scrivendo di resa, si intende quella di seme trebbiato, essiccato e ventilato, quindi seme integrale pieno, depurato da semi vuoti e residui, pronto alla trasformazione. Se la quantificazione si riferisse altro o a qualcosa di similare, è stato indicato nell’articolo. Subito evidenti differenze tra latitudini diverse con un Sud più colpito dalla grave mancanza di precipitazioni e, in molti casi e non solo al Meridione, dalla mancanza di esperienza di alcuni agricoltori i quali, reputando facile coltivare canapa, non hanno aiutato le piante con un apporto d’acqua nei momenti più opportuni.  Associazione Canapa e Filiera (anche gruppo Facebook), Antonino Chiaramonte, presidente di questa aggregazione nata nel Sud. Queste sono giornate di gran lavoro fra trebbiature e risultati di sperimentazioni e realizzazione di una società che organizzerà al meglio la vita della canapa curata da questa aggregazione di agricoltori e trasformatori, dai campi fino alla commercializzazione.

Nelle aree marine e pianeggianti della Calabria è andata malissimo – dice Chiaramonte – Avevamo un campo meraviglioso ed è stato distrutto dalla siccità. Dove è andata in maniera decente è stato sulla Sila e in provincia di Vibo Valentia dove la qualità del raccolto è rimasta ottima, con una resa di circa 6 quintali a ettaro. Comunque, in Calabria la produzione ha avuto un crollo del 50 per cento circa”.

“Nelle altre realtà che curiamo e sosteniamo – continua il presidente di Canapa e Filiera – come a Perugia per esempio abbiamo appena trebbiato, campi in ottima salute, seme buonissimo, fra 6 e 7 quintali di seme secco a ettaro. Bene in Friuli e Veneto ma lì continuando a piovere stiamo aspettando per trebbiare. Sono tutti terreni dove si è seminato per la prima volta, con risultato non confrontabile quindi rispetto a situazioni precedenti. Per queste aree possiamo prevedere una media di 7 o 8 quintali di seme a ettaro vista la floridezza dei campi che non abbiamo concimato come facciamo dove seminiamo canapa per la prima volta proprio per testare la risposta delle pianta sui terreni”.

In questo caso i pesi indicati per le rese si ridurranno di un 10-15 per cento, perché non comprendono la fase di essiccazione che l’associazione porta avanti con un processo di asciugatura naturale.

“Noi utilizziamo solo Futura 75 – conclude il presidente di Canapa e Filiera – Riguardo le altissime temperature, ma ancora di più la siccità, la fase critica per la crescita della canapa in mancanza d’acqua è quella iniziale e lì bisogna sostenere la pianta. Se questo manca, è la fine".

6 LUGLIO 2017

MESSAGGERO Veneto - Giornale di Pordenone 

Sud Italia e canapa, potenzialità enormi per Sicilia e Calabria

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Continuando il nostro viaggio tra le realtà della canapicoltura italiana, è bene dare uno sguardo verso il Meridione. Sud Italia e canapa, condizioni particolari di clima e dei terreni offrono caratteristiche particolari alle coltivazioni. Inoltre, il settore può rivelarsi un'ottima via per lo sviluppo del comparto agricolo. Tutto dipenderà sempre da come, a livello nazionale, saranno disciplinati i vari aspetti riguardanti la filiera, la lavorazione della materia prima e le tantissime applicazioni della coltura. “Canapa industriale dalle più varie applicazioni; ma in Calabria si potrebbe ripetere l’esperimento iniziale sulla canapa a scopo medico fatto in Toscana, a Firenze, presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, fase che ha confermato le alte possibilità della pianta – dice Antonino Chiaramonte presidente dell’Associazione Canapa e Filiera – Possiamo ripeterlo in numeri più grandi, abbiamo serre ad alta tecnologia con laboratori sulla genetica e studio sugli innesti, abbiamo realtà dove si producevano fiori che andavano in tutto il mondo, ma oggi in crisi: il mercato è cambiato. Sarebbe perfetta una loro riconversione in questa striscia di terra dove, nello spazio di otto chilometri, ti trovi dal livello del mare fino a una quota di 1.200 metri, aree che fanno crescere la canapa in maniera sorprendente”. “Terre particolarmente vocate in Calabria quindi, quelle dell’Aspromonte e della Sila tra quote che variano dai 700 metri ai 1.300, in linea d’aria a poca distanza sia dallo Jonio che dal Tirreno. Vi cresce una canapa sfruttabile per tutti gli utilizzi – rimarca Chiaramonte – A queste si aggiungono molte aree della Sicilia, isola che era conosciuta come granaio d’Italia e che ha tutti i numeri per diventare il canapaio d’Italia. Il tutto alla luce delle analisi sulle farine, sulla pasta sui semi”.

“Sud Italia e canapa – prosegue – hanno un ottimo futuro potenziale. In Sicilia la terra e il clima conferiscono caratteristiche uniche alla pianta, facendo sì che semi e prodotti derivati abbiano gusto e proprietà spiccate, tipiche. Ideali sono le colline interne, tra i 400 metri d’altezza e gli 800: la canapa come viene lì, non viene da nessun’altra parte. Alto il contenuto di Omega 6 e Omega 3; per l’uso alimentare è favolosa , un superalimento per eccellenza. Il calore maggiore e la moderata escursione termica fra il giorno e la sera condizionano la pianta, che viene messa continuamente sotto stress e obbligata a un certo tipo di sviluppo. Al contrario, nelle aree cui accennavo in Calabria, con clima più fresco nelle ore serali, la canapa vegeta in maniera differente”. “In altre zone d’Italia, le condizioni favoriscono altre modalità di sfruttamento della pianta. La Toscana, per esempio, dà un ottimo seme, però è più vocata per la fibra – descrive Chiaramonte – ancora più a Nord, con temperature ancora più basse, la canapa cresce maggiormente in altezza per recuperare sole e luce: le sue proprietà e metodi di utilizzo mutano in maniera evidente, anche se i semi hanno una qualità diversa da quella che caratterizza i semi da latitudini più meridionali”. Dopo un primo esperimento, imprenditori e agricoltori di Calabria e Sicilia si stanno organizzando. Un esempio fra i possibili nel rapporto fra Sud Italia e canapa, giunge proprio dall’Associazione Canapa e Filiera. Ai vertici, come soci, Antonino Chiaramonte appunto come presidente, proseguendo con “Franco Belmonte, direttore Confederazione Italiana Agricoltori della Calabria, Antonella Greca, vicepresidente dell’associazione Donne in Campo nonché vicepresidente di Canapa e Filiera. E ancora, Onofrio Maragò, ingegnere nella presidenza regionale di Legacoop nonché sindaco di Sant’Onofrio in provincia di Vibo Valentia, interessatissimo alla bioedilizia. Poi Andrea Vaccari, giovane imprenditore con un’azienda per la lavorazione del legno, interessato alle biomasse, Mariolina Cacciola, imprenditrice agricola della zona di Sibari dove producono riso, infine Carmela Servino che è il cuore organizzativo nonché segretaria dell’associazione e produttrice di canapa nell’azienda di famiglia”. “Abbiamo costituito una srl e coinvolto realtà produttive che utilizzano la nostra canapa. Quindi, birrifici, mulini e tante altre realtà oltre alle aziende agricole – racconta Chiaramonte – Come il Molino Biologico Morelli a Vibo Valentia per le farine, lì sono grandi conoscitori di grani antichi. A Crotone Astorino Pasta che da tempo ha scommesso anche sulla canapa. In Sicilia con l’Esa, l’Ente di Sviluppo Agricolo isolano con il quale abbiamo effettuato sperimentazioni nella zona di Corleone. Ma non ci siamo fermati al Sud. Contatti con Annalita Polticchia, sindaco di Bevagna per dare vita a una nostra sede in Umbria. Contatti con il comune veneto di Cavallino Treporti, vicino Venezia, dove, due settimane fa, abbiamo organizzato incontri con sindaci, imprenditori di Cia e Coldiretti, affiancati dall’assessore all’agricoltura: anche lì abbiamo pianificato varie cose, e avvieremo coltivazioni di canapa”.

Antonino Chiaramonte se ne intende di canapa, oltre a coltivarla ha scritto anche dei libri: “Il primo volume intitolato ‘A tuo padre‘ sugli anziani, le relazioni con la famiglia, il sostegno, politiche sociali, le possibilità terapeutiche, in cui affermavo pure che la legislazione andava cambiata in merito all’utilizzo medico della canapa. L’ho pubblicato nel passaggio 2012-2013 e presentato all’Università di Cosenza non senza poche difficoltà: lo regalai anche all’allora ministro Cancellieri. Fui ispirato dalle applicazioni mediche della canapa, prendendo spunto anche da esperienze estere”.

Secondo volume “Juana, una storia nell’erba”, il più recente, dove Antonino ha voluto evidenziare alcune contraddizioni del sistema legislativo italiano, che pongono questa pianta tra i mali della società attuale nonostante siano note le sue proprietà terapeutiche. Chiaramonte lo ha inviato come dono anche a Papa Francesco.

Filiera della canapa, primo tavolo tecnico al ministero

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Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali:

Sala Cavour o parlamentino.

 

Folta partecipazione alla convocazione del 28 febbraio 2017 per il Tavolo tecnico sulla filiera della canapa voluto dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. In tanti hanno affollato la Sala Cavour nella sede del dicastero per confrontarsi sulla nuova legge 242 e su come procedere con altri appuntamenti per disegnare i prossimi e futuri decreti attuativi, circolari ministeriali, fornire idee e tracciare una panoramica completa sulle esigenze del settore. Presenti grandi associazioni come Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana, Confederazione Italiana Agricoltori, Coldiretti, con rappresentanze di settore e realtà come le associazioni Canapa LiveCanapa e Filiera. Oggi è stato solo l’inizio, serviva a riunirci tutti e a mettere le prime carte sul tavolo – ha rimarcato Emiliano Stefanini, presidente e fondatore dell’associazione culturale Canapa Live – Ci sono stati punti di incontro condivisi, ma su due elementi ho già ravvisato una certa preoccupazione. Primo fra tutti un tentativo di ‘interpretare’ l’utilizzo delle biomasse per produzione energetica: nella nuova legge 242 è scritto con estrema chiarezza che l’aspetto è limitato alla sola autoproduzione di energia da parte delle aziende, non è consentito altro. Eppure c’è chi durante l’incontro ha posto il quesito se sia possibile l’utilizzo in chiave estensiva al dottor Giovanni Di Genova (dirigente del ministero, ndR) il quale ha risposto in maniera non chiara. Ma la legge lo è. Poi c’è la questione della fissazione dei limiti di Thc nel comparto alimentare; non si è capito bene se con un decreto attuativo, una circolare ministeriale… ma la vera preoccupazione è un’altra”. “Abbiamo raccomandato che ci si adegui ai pareri emessi in ambito europeo – ha proseguito Stefanini – Per il settore alimentare si dovranno fissare limiti per il Thc nel seme e nei suoi derivati, quindi olio e farine, ma auspico che non siano limiti particolarmente restrittivi rispetto all’Europa, perché potremmo trovarci all’improvviso in una situazione di concorrenza dannosa per i nostri prodotti. Avere, per esempio, la possibilità di vedere sugli scaffali, in vendita, una tisana che arriva dalla Germania con determinate caratteristiche e prezzo, mentre un nostro prodotto equivalente non potrebbe essere distribuito. In Italia vedo un grande futuro per la canapa, soprattutto nel settore alimentare e in quello terapeutico. Ma bisogna agire in fretta perché oggi, senza una regola ancora fissata in ambito alimentare, vedo fare un po’ di tutto – conclude Stefanini – C’è per esempio chi effettua estrazioni o manipolazioni da infiorescenze della canapa.”. “Un altro punto critico è la mancanza di impianti per la lavorazione e, ancora di più, l’assenza di poli sementieri italiani utili alle piantagioni; poli che sarebbero necessari per affrancarci dalle forniture estere. È un punto su cui tutti abbiamo concordato. Rimango pessimista sul fronte delle potenzialità per il commercio di fibre, visto che ne importiamo di prima qualità dall’Asia, lavorate con macerazione ad acqua e al prezzo di 700/800 euro a tonnellata: una concorrenza difficile da sconfiggere. Vedrei meglio la fibra per il tessile; come ho potuto rilevare direttamente in Cina, in quella Nazione hanno piccoli impianti da 30/40 mila euro, abbastanza elementari, ma capaci di produrre fibre lunghe e che danno l’impressione di essere frutto di antichi brevetti italiani: sarebbero perfetti per i nostri laboratori del tessile”.

 

Altro parere sull’incontro del 28 febbraio è quello di Antonino Chiaramonte, presidente e fondatore dell’associazione Canapa e Filiera, personaggio che ha notato con grande soddisfazione la grande partecipazione a questo primo vertice generale post-legge. “Si era veramente in tanti; tutti gli invitati sono arrivati e c’era voglia di confronto – ha detto Chiaramonte – Come avevo preannunciato, ho spinto soprattutto sulla necessità di avere dei poli sementieri italiani, fattore imprescindibile per la crescita sicura della nostra filiera della canapa. Poi l’importanza della bioedilizia, intesa come vera valvola di sfogo e di sicura crescita sul fronte delle fibre da canapa, suggerendo un piano di ristrutturazione immobiliare nazionale. Gli elementi canapa-calce, canapa-argilla, sono perfetti per ottenere case termicamente efficienti e salubri. In passato sono stati fatti importanti passi legislativi sull’edilizia, sull’ammodernamento e su facilitazioni in questo senso, come sull’adozione dei doppi vetri e di altri elementi per il miglioramento energetico degli immobili: è il momento di muoversi per l’utilizzo di fibre da canapa che possono dare un apporto decisivo”. Su come le regioni si stiano adeguando alla legge 242, le visioni di Chiaramonte e di Stefanini differiscono. Mentre per il primo esiste una seria “preoccupazione diffusa per come le regioni si stanno muovendo in ordine sparso, con provvedimenti interni dissimili e senza coordinamento con il ministero”, per Stefanini invece non esiste dubbio, “o si disconosce l’ordinamento costituzionale, oppure si devono rispettare le libertà di scelta delle singole amministrazioni regionali”.

Chiaramonte (Associazione Canapa e Filiera):

“Dopo la legge si deve fare la filiera. Due i punti irrinunciabili per lo sviluppo”

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Confronto sulla filiera della canapa al ministero delle Politiche agricole il 28 febbraio 2017. Le associazioni degli agricoltori di settore sanno già cosa chiedere in vista della definizione dei decreti attuativi e di eventuali nuovi interventi legislativi al tavolo tecnico convocato dal dicastero. Antonino Chiaramonte, presidente dell’Associazione Canapa e Filiera che ha il suo baricentro fra Calabria e Sicilia, referente nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori per il settore, ha bene in mente due punti fondamentali da portare al tavolo ministeriale. Il presidente dell’associazione è stato fra gli uomini fondamentali nella definizione della legge 242 del 2 dicembre 2016 entrata in vigore il 14 gennaio 2017.

“Sul settore noi italiani siamo rimasti indietro, siamo i trogloditi della canapa, nonostante il nostro noto passato da grandi produttori mondiali – dice Antonio Chiaramonte – Colpa di aver abbandonato tutto per decenni. Il problema oggi, rispetto per esempio a Francia e Germania che hanno continuato a coltivare canapa, è che siamo indietro non solo come mezzi adatti alla filiera, ma anche come varietà della pianta stessa. Sul fronte normativo, fino alla nuova e recentissima legge, avevamo solo due circolari, una del 2002 su fibre e semi da utilizzare per mangimi animali e l’altra del 2009 per la canapa industriale e semi da poter inserire nell’alimentazione umana”.

Canapa Oggi (CO): Dopo la stretta finale ecco arrivata la Norma che ha dato i contorni giusti al settore della canapa.

Antonino Chiaramonte (AC): “Si stava iniziando dalle tre proposte di legge di Adriano Zaccagnini (Sel), Loredana Lupo (M5S), Nicodemo Oliverio (Pd) che erano composte da 13 articoli. Incontrai l’onorevole Dorina Bianchi a inizio 2015 che era alla commissione Agricoltura della Camera, mi disse che nel settore stavamo facendo cose grandi, lei poteva intervenire. Così fu, quindi le portai la nostra proposta fatta da 10 articoli: ne parlammo insieme e lei, alla fine, presentò l’incartamento come proposta di legge affiancandola alle tre precedenti. Conteneva anche degli incentivi per i giovani imprenditori. Quando la commissione riunì le quattro proposte in una sola, l’ossatura era quella della nostra, semplificata nei dieci articoli. Noi avremmo preferito che, fra le altre caratteristiche, per la canapa utilizzabile nelle colture si scegliesse un livello massimo di Thc pari all’uno per cento, ma va benissimo lo 0,6 tanto in qualsiasi condizione ambientale e per la stragrande maggioranza, le piante non giungono neppure allo 0,2 per cento”

CO: Adesso è il momento di una fase nuova, dare corpo alla regolamentazione del settore basandosi sulla nuova legge, da qui il primo incontro del 28 febbraio. Quali sono questi due punti che come associazione ritenete vitali?

AC: “Con la nuova legge è stato compiuto un enorme passo avanti, però è come aver fatto una macchina ma non la benzina. In Italia non abbiamo un polo sementiero e dobbiamo dipendere per la stragrande maggioranza dall’estero e penso subito alla Francia. Noi non abbiamo più l’autonomia del seme. Se, per esempio, un giorno il paese transalpino non ci desse più i semi, potremmo chiudere tutta la filiera o, comunque, verrebbe messa in forte crisi. Occorrono al più presto due o tre poli sementieri, uno a Nord, l’altro a Sud e possibilmente un terzo al Centro Italia”.

“Dopo 70 anni in cui questa nostra Nazione ha abbandonato la coltura della canapa, abbiamo perduto anche le nostre varietà di canapa come la Carmagnola che era eccezionale, ma oggi in quantità così esigua che non potrà mai soddisfare il fabbisogno della filiera; l’abbiamo provata, qualche seme all’Università di Piacenza che ha fatto degli studi, ma nulla che consenta di utilizzarla per 2000 ettari: non avremmo semi neppure per farne due di ettari. La filiera ha potenzialità enormi ma dipendiamo troppo dai paesi limitrofi. Doppiamo rigenerare una o più varietà italiane. Dobbiamo quindi localizzare da subito due o tre aree, individuare tutti assieme sei o dieci aziende dalle caratteristiche giuste, i vivai per fare le prove genetiche di laboratorio e appezzamenti a diverse quote e con terreni di diversa natura per iniziare la produzione del seme da riproduzione, tale da essere tracciabile, riconoscibile, coltivabile con tutti i requisiti che permettano produzioni veramente italiane fin dal seme di partenza”.

CO: Indipendenza fin dall’inizio della coltura, perfetto. E poi?

AC: “Secondo punto che faremo presente al ministero, sarà quello della lavorazione e sfruttamento della canapa, pianta che può essere utilizzata tutta, senza buttare via nulla. Basti pensare che ai migliaia di modi già conosciuti per sfruttarla, si potranno scoprire tante altre utilizzazioni della canapa. Oggi dal seme si ricava olio e qualsiasi altra cosa, non solo a scopo alimentare o medico, visto che in Romania e Ungheria è sfruttato anche nell’industria di precisione, come nell’orologeria. Come sfruttare tutta la fibra che viene fuori dopo la trebbiatura in un campo? Sapremmo cosa farne, ma non ci sono le condizioni. Adesso occorrono grandi spazi, grande logistica e mezzi di trasporto per portarla impacchettata in lontani centri di lavorazione, fattori estremamente costosi, che non valgono la spesa. Eppure per gli imprenditori agricoli della canapa, ci sarebbe tanto su cui trarre profitto”.

CO: Quindi, quale strategia, idea, proposta è venuta in mente a voi di Canapa e Filiera?

AC: “In breve, è così complicato fare una legge che stabilisca l’intervento in edifici degli ultimi 40 anni realizzati col classico foratino, per l’utilizzo di materiale a base di canapa consentendo di ottenere grande risparmio energetico e ambienti più salutari? Negli anni sono state fatte sanatorie su sanatorie per edifici abusivi, leggi per eliminare le coperture di amianto, altre sui doppi vetri e su tanto altro. Si potrà fare anche questa, no? Ho visto abitazioni normalissime che per restare calde d’inverno richiedono 8 o 10 ore di riscaldamenti accesi. D’estate si devono azionare per ore i condizionatori per tenerle fresche. Al contrario, in quelle abitazioni nelle quali è stato applicato un ‘cappotto’ interno in canapa spesso 8 centimetri in media, è necessario tenere accesi gli impianti solo per 3 o 4 ore. La tenuta termica dei rivestimenti in canapa è altissima. In estate questo materiale tiene freschi gli appartamenti in maniera sorprendente, senza contare il contenimento dell’eccesso di umidità”.

CO: In bioedilizia le proprietà della canapa sono sorprendenti, occorrerebbe quindi una spinta istituzionale in questo senso.

AC: “Serve un piano nazionale di ristrutturazione delle abitazioni più recenti, avrebbe delle ricadute positive enormi su più linee. La formazione di maestranze con corsi seri per l’utilizzo del materiale. Un’ottima rigenerazione del patrimonio dei fabbricati nazionali. Nuovo slancio al settore edile che, come conseguenza, avrebbe altro lavoro per anni. Fortissimo risparmio energetico grazie al risparmio sulle ore di accensione degli impianti di riscaldamento d’inverno e dei condizionatori d’estate. Le aziende agricole avrebbero un profitto certo non solo dai semi, ma anche dalle fibre. Si tratterebbe di un piano di investimento dai sicuri risultati per la salute pubblica e antagonista del disavanzo commerciale sull’acquisto di energia. Sarebbe anche una spinta economica importante per il mondo agricolo”.

CO: Tutto questo implica anche una necessaria diffusione degli impianti di trasformazione dei fusti della canapa.

“Naturalmente si tratterà di rendere possibili investimenti anche in nuovi impianti di trasformazione della fibra, i due esistenti oggi sono troppo lontani, insufficienti. Servono strutture grandi per lavorare la canapa al meglio e avere materiale di qualità. Impianti, a oggi, costosi: imprenditori o gruppi di investitori dovrebbero vedere la convenienza nell’edificare questi impianti grazie alla possibilità di dare un grande sbocco commerciale anche alle fibre che devono trovare un impiego certo. Dalla prima delle nostre proposte fino a quest’ultimo aspetto, è tutto interconnesso e nulla può essere lasciato in secondo piano se si desidera un vero sviluppo della filiera della canapa”.

Raccolta di Canapa, Annata 2016

Canapa in Calabria, Annata 2015/2016

Antonino Chiaramonte nei Campi di Canapa in Sila presso Azienda Agrituristica " 4 Stelle " di Antonella Greco, già Presidente Regionale, Vice Presidente Nazionale "Donne in campo C.I.A. Calabria"

Canapa in Calabria, agosto 2015.

La prima mietitura di un campo di Canapa ad Isola Capo Rizzuto.

Campo di Canapa 2015
Semi di Canapa
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Progetto Pilota Nazionale, Canapa e Filiera